giovedì 10 ottobre 2019

IN USCITA OGGI: Il dolce veleno della vendetta



Zane Thunder è ricco, affascinante, single, desiderato da molti e a capo della Thunder Company, una delle agenzie pubblicitarie più rinomate e prestigiose di Chicago.
Nella vita ha sempre dovuto lottare e alla fine è riuscito a ottenere tutto ciò che desiderava.
Tutto, tranne lei, Audrey. L’unica donna che abbia mai amato e che lo ha tradito, distruggendo la sua felicità.
Audrey Larson ha perso tutto. Quella che era la sua vita felice si è dissolta con il divorzio dall’unico uomo che abbia mai amato, Zane.
Con questa separazione, è iniziata la sua discesa all’inferno, ma proprio quando sembrava aver perso tutto, ecco che Zane ricompare nella sua vita.
Sono passati quattro anni dall’ultima volta che si sono visti.
Questi anni saranno stati sufficienti a dimenticare e a voltare pagina oppure il loro incontro ha solo riacceso vecchi rancori e quel desiderio di vendetta che in realtà non si è mai spento?

martedì 1 ottobre 2019

Possessive collection: 4 romanzi in 1



Si tratta di un cofanetto in ebook che raccoglie 4 dark romance di 3 autrici diverse:
1. Io ti possiedo (Melissa Castello & Josephine P) è un BSDM dark romance
2. Una relazione proibita (Melissa Castello) è un forbidden romance
3. Sei nelle mie mani (Victory Storm) è un mafia romance
4. La promessa del Principe (Josephine P) è un royal romance

IO TI POSSIEDO
Lily non ha mai potuto contare su nessuno e ora che sua madre sta morendo di cancro, non sa a chi chiedere aiuto.
Nikos è a capo della multinazionale Zeck Technologies che comanda con fermezza e senza scrupoli. Per lui, l’unica cosa che conta è quella di avere sempre il controllo su tutto e tutti.
Quando s’incontrano, lui ne rimane affascinato e decide di aiutarla, ma mentre lei inizia a provare gratitudine e un nuovo senso di sicurezza sotto la sua ala protettrice, Nikos intuisce il potere che ha su di lei man mano che se ne prende cura.
Con il tempo queste sensazioni diventano più forti. L’attrazione fisica tra di loro comincia a non lasciare più nessuna via di fuga per entrambi. Lily si ritrova inaspettatamente ad amare quell’uomo così forte e sicuro di sé ma con un lato oscuro pronto a emergere, mentre Nikos sviluppa per lei una vera e propria ossessione che trova pace solo con il controllo e il desiderio che divampa tra loro ogni volta che sono vicini.
In un vortice di amore e passione, Lily scoprirà che non sarà facile stare con Nikos e per riuscire a donargli il proprio cuore dovrà iniziare una lotta contro lo stesso uomo di cui è innamorata.

UNA RELAZIONE PROIBITA
Melody è una ragazza di ventitré anni, si è appena laureata con il massimo dei voti e sogna di diventare una professoressa di liceo.
Tuttavia è osteggiata dai suoi stessi genitori che la vedono troppo fragile, minuta e con un viso così angelico da somigliare più a una bambolina che a un mastino capace di ottenere rispetto da studenti che hanno pochi anni in meno di lei.
Dopo continue liti con il padre, alla fine Melody ottiene un incarico come insegnante in un liceo ben diverso da quelle scuole prestigiose e rispettabili a cui è abituata.
La situazione che le si parerà davanti sarà difficile da affrontare e l’unico appoggio che sembrava aver trovato in un collega, Shane Mallory, alla fine si rivelerà un grande errore perché quel giovane non è altri che uno dei peggiori studenti della scuola.
Imbarazzata da quell’equivoco, si ritroverà travolta dall’interesse del ragazzo, che nutre da subito per lei una vera e propria ossessione, tanto da spingerlo a comportamenti compromettenti per Melody e a mandare all’aria tutte le buone intenzioni della giovane.

SEI NELLE MIE MANI
Quando Kendra decise di avvicinare Aleksej con l’inganno, sapeva di correre un grosso rischio perché quell’uomo era troppo spietato per perdonare e troppo potente per non fargliela pagare a caro prezzo al primo errore. Sarebbe bastato un passo falso e avrebbe perso ogni possibilità di ottenere ciò che voleva.
Passano mesi da quell’incontro e all’improvviso tutto crolla a causa di un tradimento che mette in pericolo la vita di Kendra e porta a galla tutte le sue bugie e falsità.
La resa dei conti è arrivata e Aleksej è pronto a distruggerla.
Ma proprio quando la riavrà tra le sue mani, scoprirà che la donna non si ricorda più nulla del suo passato.
Un passato che nasconde segreti che lui ha bisogno di conoscere.
Si troverà così a dover scegliere se vendicarsi o tenere quella donna pericolosa al suo fianco, stretta tra le sue spire, finché non riacquisterà la memoria.

LA PROMESSA DEL PRINCIPE
Yvette era solo una ragazzina quando ha ricevuto in dono dalla nonna uno strano ciondolo a forma di serpente. Un gioiello misterioso, legato a una promessa che la donna non aveva mai mantenuto.
Dopo dodici anni, Yvette si ritrova sola, divisa tra una sorella capricciosa e un lavoro dequalificante, ma le cose stanno per cambiare…
Vašek ha sempre cercato di rimandare il giorno in cui avrebbe dovuto far fronte ai suoi doveri e onorare la promessa fatta a suo nonno, ma ormai non c’è più tempo. Si ritroverà così a cercare disperatamente la donna a lui destinata per portarla nel suo mondo e farla sua.

mercoledì 18 settembre 2019

SEI NELLE MIE MANI - Anteprima


Quando Kendra decise di avvicinare Aleksej con l’inganno, sapeva di correre un grosso rischio perché quell’uomo era troppo spietato per perdonare e troppo potente per non fargliela pagare a caro prezzo al primo errore. Sarebbe bastato un passo falso e avrebbe perso ogni possibilità di ottenere ciò che voleva.
Passano mesi da quell’incontro e all’improvviso tutto crolla a causa di un tradimento che mette in pericolo la vita di Kendra e porta a galla tutte le sue bugie e falsità.
La resa dei conti è arrivata e Aleksej è pronto a distruggerla.
Ma proprio quando la riavrà tra le sue mani, scoprirà che la donna non si ricorda più nulla del suo passato.
Un passato che nasconde segreti che lui ha bisogno di conoscere.
Si troverà così a dover scegliere se vendicarsi o tenere quella donna pericolosa al suo fianco, stretta tra le sue spire, finché non riacquisterà la memoria.

USCITA PREVISTA IL 19 SETTEMBRE 2019 IN ESCLUSIVA SU AMAZON CON KINDLE UNLIMITED


Capitolo 1


«Danielle, vieni qui», mi ordinò Aleksej con i suoi soliti modi prepotenti e frettolosi, che tanto mi facevano saltare i nervi.
Quanto avrei voluto rispondergli di no, che non avrei fatto ciò che voleva lui, ma sapevo che se si voleva restare nel suo entourage, quelle parole erano proibite.
Sfoderai il mio sorriso migliore e mi avvicinai languidamente. Misurai ogni passo con studiata lentezza, continuando a sfidarlo fissandolo dritto negli occhi, pur sapendo quanto quel gesto incrinasse la sua pazienza già limitata.
Invece di rimanere in piedi davanti a lui, come desiderava, mi rilassai appoggiandomi alla sua imponente scrivania di mogano e lasciando vagare le mani sui documenti impilati dietro di me.
Sapevo di infastidirlo con la mia arroganza e mi piaceva. Godevo di quei piccoli attimi di supponenza, anche se ero consapevole dei rischi che correvo. Tuttavia non m’interessava ed ero sicura che fosse più facile avere la sua fiducia grazie a quei gesti di ribellione piuttosto che con quelli più accondiscendenti.
«Siediti sulle mie gambe», s’irritò.
Ubbidii trattenendo uno sbuffo.
In un attimo le sue mani si posarono sul mio corpo e le sue labbra premettero sul mio collo.
Odiavo la sua bocca, soprattutto dopo aver scoperto il piacere che poteva darmi, tanto che avevo iniziato a provare paura.
Paura di provare sensazioni sbagliate che mi confondevano e mi ammaliavano.
Avrei voluto scappare ma non potevo.
Quando avevo deciso di avvicinare quell’uomo, sapevo che avrei dovuto abbassarmi al suo livello e commettere delle imprudenze.
Avevo accettato il rischio.
Avrei fatto di tutto pur di arrivare a lui e a ciò che gli ruotava intorno, come quei diamanti che erano sparsi nella scatola di velluto blu, aperta sulla sua scrivania.
«Ti piacciono i diamanti?», mi domandò ad un certo punto, staccandosi da me.
«Perché me lo chiedi?», mi preoccupai per quell’insinuazione, mentre sentivo le sue mani risalire all’interno della mia gonna fino ad arrivare all’elastico del perizoma.
«Ho notato come li fissi da quando sei entrata nel mio studio. Sembri molto interessata», continuò imperterrito, nonostante la mia morsa intorno al suo polso mentre tentavo di allontanarlo da me.
«Infatti è così. Ogni donna desidera coprirsi di gioielli», gli risposi fingendo indifferenza, anche se non riuscii a trattenere un sussulto quando sentii il tessuto di pizzo del mio intimo strapparsi e segnarmi la pelle.
Era sempre così con Aleksej. Apparentemente sembrava concentrato su ciò che diceva, tanto da metterti in guardia, ma poi scoprivi che lui era già oltre e quando te ne accorgevi era tardi.
«Anche tu?», mi sussurrò all’orecchio, baciandomi il collo e iniziando a insinuarsi con le dita tra le mie cosce strette.
Ero così a disagio e incapace di ragionare che non capivo più se stavamo ancora parlando di diamanti o di altro.
«Certamente», riuscii a rispondere prima di rimanere catturata dalla sua bocca che premeva sulla mia con violenza e possessività.
«Allora perché non ti ho mai visto con indosso un gioiello?», proseguì Aleksej lasciandomi sempre sconvolta dalla sua freddezza con cui riusciva a non lasciarsi mai andare del tutto. Lo odiavo per questo.
«Cosa vuoi che ti dica? Nessun uomo si è mai degnato di regalarmene uno», mormorai acida, avvicinando la mano alla scatola di velluto blu scuro, ma, prima che potessi arrivare ai diamanti, Aleksej mi prese per il polso e mi riportò da lui.
«Quelli non sono per te», mi avvertì severo fulminandomi con il suo sguardo glaciale.
«Allora per chi sono?», domandai improvvisamente curiosa.
«Non sono affari tuoi», tagliò corto lui prendendomi per i fianchi e facendomi chinare sulla scrivania.
«Ti scopi anche qualcun’altra?», sbottai, cercando di divincolarmi. Non avrei permesso a nessuno di ostacolarmi o di impedirmi di arrivare dove volevo!
«Sei gelosa?», scoppiò a ridere.
«Non sono una donna che ama condividere. Dovresti saperlo.»
«Abbiamo scopato solo una volta e già pretendi l’esclusiva?»
Evitai di rispondergli quanto mi fosse costato essermi data a lui volontariamente e per quanto tempo mi fossero rimasti sui polsi i segni delle corde con cui mi aveva legata.
Avevo fatto più fatica a nascondere la paura di essere alla sua mercé piuttosto che la mancanza di eccitazione.
L’unica cosa che mi aveva dato la forza di non mandare tutto all’aria erano proprio quei diamanti e la fonte da cui arrivavano e a cui volevo accedere anch’io.
«Lavoro per te da otto mesi», gli ricordai.
«E con questo?»
«Finalmente mi lascio andare pensando di essere importante per te e invece scopro che hai un’altra», m’infervorai fingendo sdegno.
«Che cosa vuoi, Danielle?», mi domandò invece Aleksej non credendo alla mia scenata di gelosia. In effetti, la mia maschera di ghiaccio mi aveva sempre resa distaccata e insensibile a qualunque cosa e ora non ero credibile con quella sceneggiata da soap opera.
«Voglio te», sussurrai, inchiodandolo con il mio sguardo e posando la mia bocca sulla sua con irruenza. Fu un bacio di rabbia. Proprio ciò che provavo in quel momento… Rabbia per essere dovuta andare a letto con lui e per dover mentire ogni giorno, quando dentro di me avrei solo voluto accedere ai suoi fondi illimitati, appropriarmi dei suoi contatti e sparire nel nulla.
«Allora inginocchiati e prendimelo in bocca», mi sfidò, mentre le sue mani continuavano a toccarmi.
«Non sono la tua puttana!», ringhiai nervosa per non essere riuscita a scucirgli neanche mezza informazione e per quel suo modo che aveva di toccarmi e di eccitarmi contro il mio volere.
«Cosa c’è, Danielle? Non sei più disponibile perché questa volta non devi distrarmi dall’esserti fatta beccare a mettere il naso dove non dovevi?», mi sibilò all’orecchio prendendomi per i capelli per tirarmi su il viso per avvicinarlo al suo.
Mi morsi il labbro inferiore dall’ansia e dal nervoso.
Sì, lui mi aveva scoperto proprio mentre ero ad un passo dal capire chi era il suo contatto. Ricordavo benissimo quell’episodio di tre giorni prima, proprio in quello stesso studio.
Avevo capito di essere ad un passo dal far saltare la mia copertura, avevo letto la diffidenza di Aleksej nei suoi occhi e avevo capito di aver commesso un errore imperdonabile.
L’unica mia soluzione per non essere cacciata e perdere tutto quello che avevo fatto per arrivare fin lì, era stata quella di baciarlo e di fargli ottenere ciò che bramava dalla prima volta che ci eravamo incontrati.
Mi ero fatta scopare proprio contro quella libreria a tre metri di distanza.
Mi aveva voluto persino legare ad un certo punto ed appendere a un gancio che sporgeva dalla libreria.
Sapevo che l’aveva fatto per mettermi alla prova e l’avevo lasciato fare.
Ero riuscita a non muovere un muscolo nonostante il terrore che avevo sentito scorrermi nel sangue come un veleno letale.
Mi ero lasciata prendere alle sue condizioni e senza replicare per i suoi modi rudi e selvaggi.
E ora sentivo che mi avrebbe fatto la stessa cosa.
Avrei voluto negarmi. Sapevo che l’avrebbe accettato perché in fondo era un gentiluomo, ma la sua insinuazione mi pesava addosso come una spada di Damocle e così lo lasciai fare.
«Aleksej, mi deludi. Non sai distinguere una donna che ti vuole scopare da una che ti vuole fregare», lo provocai sapendo di avere appena firmato la mia condanna.
«Tu hai bisogno di una bella lezione», mi sussurrò roco facendomi piegare in avanti contro la scrivania.
Mi tenne ferma con la mano ancora tra i miei capelli, mentre con l’altra mi alzava la gonna, si abbassava i pantaloni e infine mi strappava definitivamente l’intimo di dosso.
Mi fece allargare le gambe e, prima di riuscire a tirarmi su, lo sentii penetrarmi con un’unica e poderosa spinta, riempiendomi più di quanto potessi immaginare.
Urlai per lo sgomento.
Cercai di ribellarmi, ma più opponevo resistenza e più il suo membro mi penetrava con furia e in profondità.
«Adoro il modo in cui ti fai sempre trovare così bagnata, pronta ad accogliermi», mormorò con tono grave, mentre aumentava la rapidità con cui spingeva dentro di me.
Odiavo le sue parole perché sapevo che erano vere. Nessuno mi aveva mai scopato in quel modo e, anche se lo disprezzavo e mi faceva sentire sottomessa e inferiore a lui, in fondo mi piaceva e mi eccitava più di quanto fossi disposta ad ammettere.
Improvvisamente sentii le sue mani allungarsi sui miei fianchi fino ad arrivare al mio seno che fuoriusciva dalla scollatura.
Non riuscivo a vederlo, ma percepii le sue dita pizzicarmi i capezzoli e torturarli fino a renderli turgidi e gonfi, provocandomi un piacevole fastidio ogni volta che strofinavano sul legno del tavolo ad ogni spinta.
«Aleksej», sussurrai in preda al desiderio sempre più incontrollabile, mentre lui tornava sui miei fianchi e s’insinuava tra le mie cosce fino ad arrivare al mio clitoride, a cui riservò lo stesso trattamento dei miei capezzoli.
Bastarono pochi secondi e il mio corpo si contrasse a causa dell’orgasmo che mi colpì con la violenza di un tornado.
«Basta, ti prego», lo supplicai sentendo tutto il mio corpo in preda alle contrazioni intorno al suo pene che continuava a farsi spazio dentro di me e le sue mani che non smettevano di provocarmi.
«Decido io quando smettere», mi avvertì duro e irremovibile. «Voglio farti venire di nuovo.»
«Non posso», boccheggiai esausta, mentre il mio corpo si stava lasciando nuovamente sedurre dal tocco di Aleksej.
Ad un certo punto lo sentii venire dentro di me.
Sospirai di sollievo, pensando che quella tortura fosse finita e invece mi ritrovai ancora piegata in avanti, con una mano di Aleksej sul mio seno e l’altra sempre sul mio clitoride.
Eccitata dal suo orgasmo che pulsava ancora dentro di me e dalle sue dita che scivolavano tra le mie cosce, alla fine sentii un nuovo orgasmo sconquassarmi in profondità.
«Brava la mia babushka», sorrise lui liberandomi dal suo corpo.
Mi rivestii in fretta, tentando di cancellare dalla memoria ciò che avevamo appena fatto.
Il perizoma era irrecuperabile, così lo buttai.
Intanto Aleksej aprì un cassetto della scrivania ed estrasse una scatolina.
Me la porse.
«Cos’è?», chiesi afferrando la confezione e sedendomi sulle sue gambe.
«Aprila.»
Ubbidii e dentro vi trovai un anello in oro bianco e diamanti. La pietra centrale a taglio brillante era incorniciata tra due diamanti con taglio a goccia. Era un anello spettacolare. Il più bello che avessi mai visto in vita mia.
«Che cosa significa?»
«Decidilo tu.»
«Non sono una puttana», chiarii infilandomi l’anello all’anulare destro con avidità.
«Non ho mica detto che questo è il pagamento della tua prestazione.»
«No, ma l’hai pensato.»
«Io penso ciò che voglio e tu puoi fare altrettanto in questo caso.»
«Allora prenderò questo anello come una proposta», lo sfidai, decisa a rendergli la vita un inferno, come quella che avevo passato io in quei mesi al suo fianco.
«Una proposta?! Di cosa?», s’incupì Aleksej all’improvviso.
«Di matrimonio», esclamai incapace di credere alle mie stesse parole. Come avevo fatto a pensare a una cosa simile? Stavo impazzendo o la vicinanza di quell’uomo mi stava facendo desiderare cose che non avevo mai voluto in tutta la mia vita?
«Che cosa?!»
«Sì, lo voglio, Aleksej. Ti sposerò», continuai assaporando appieno il disappunto comparso sul suo viso, prima di scoppiare a ridere.
Per tutta risposta, mi cacciò via. «Vattene. Ho da fare.»
«Anch’io. Ho delle nozze da preparare», ridacchiai.
Aleksej brontolò qualcosa in russo che riuscii a fatica a interpretare. Aveva appena detto che mi avrebbe sposato solo da morto.
«Aleksej, tesoro, lo sai che non capisco il russo. Parla la mia lingua, per favore.»
«Ho detto di andartene. Sto aspettando una persona e voglio rimanere da solo con lui. Dobbiamo discutere di affari.»
Il suo tono serio e il suo sguardo determinato mi fecero subito intuire che l’ospite che stava aspettando era molto importante.
Avevo davvero bisogno di sapere chi fosse, così decisi di temporeggiare e cercai di baciarlo per prendere tempo, ma lui mi allontanò di nuovo.
«Non costringermi a usare le cattive maniere, Danielle.»
«Ok, hai vinto», sospirai arresa. Quando arrivai alla porta, sentii solo Aleksej rispondere al telefono e dire alle guardie di far entrare l’ospite. Parlò in russo, ma io compresi perfettamente ogni parola e sapevo che, se volevo beccare quella persona, avrei dovuto trovare una scusa per scendere nel salone di sotto, passando dal corridoio e dalla scalinata principali.
Lentamente mi avviai verso la porta e uscii.
Invece di tornare verso la stanza che mi era stata assegnata, proseguii lungo il corridoio centrale che si apriva su una scala imponente che si biforcava simmetricamente in due direzioni opposte, entrambe verso il salone al piano terra.
Con estrema soddisfazione, vidi salire proprio l’ospite di Aleksej.
Portava gli occhiali da sole che gli oscuravano il volto, ma c’era qualcosa di familiare in lui.
Temporeggiai ulteriormente, aspettandolo in cima alle scale per passargli accanto.
Lui mi inviò un’occhiata veloce che non mi sfuggì, ma proseguì facendo finta di niente.
Avrei voluto avvicinarlo e parlargli, ma sapevo che il mio atteggiamento sarebbe stato troppo sospetto e non potevo giocarmi quell’occasione proprio con l’uomo con cui Aleksej contrabbandava diamanti o li scambiava con altro.
Era da otto mesi che aspettavo quel momento.
Ero addirittura arrivata ad andare a letto con quel russo solo per entrare nella sua dimora privata, dove sapevo che avvenivano gli incontri più interessanti e proficui.
E ora era arrivata la mia occasione!
L’uomo mi passò accanto e io finsi indifferenza, ma proprio quando stavo per scendere le scale, inalai il suo dopobarba.
Era un profumo molto particolare e costoso.
Conoscevo solo un uomo che lo usava.
Un uomo con cui avevo avuto una relazione durata per quasi un anno, ma fatta solo di sporadici e rapidi incontri sessuali e brevi chiacchierate, quasi sempre incentrate sul lavoro o sui nostri sogni di gloria.
Era passato quasi un anno dall’ultima volta che lo avevo visto, ma ora, in un attimo, la mia mente delineò il profilo del mio ex.
Capelli biondi, occhi azzurri, mascella squadrata, naso aquilino, altezza e peso medio…
«Ryan!» Soffocai un sussulto.
Di colpo mi voltai sconvolta.
Anche lui si era voltato verso di me e si era tolto gli occhiali.
Aveva i capelli più lunghi e la barba incolta, ma era proprio lui.
Com’era possibile?
Ripensai a quell’anno insieme e ai problemi che avevo avuto…
Rammentai tutte le volte che gli avevo confidato i miei sospetti sul fatto che qualcuno vicino a me mi stesse fregando.
«Come hai potuto farmi questo?», compresi all’istante. Era lui la persona che aveva intralciato i miei progetti fin dall’inizio.
Solo in quel momento capii quanto mi avesse usato e come avesse cercato di compromettere i miei piani.
D’istinto cercai la mia Beretta nascosta nella tasca della gonna, ma troppo tardi mi resi conto di averla lasciata in camera, quando Aleksej mi aveva fatto chiamare.
Ryan fece lo stesso e di colpo mi trovai la canna della sua pistola puntata contro.
«Kendra, non prenderla sul personale, ma qui solo uno di noi due può uscirne vivo.»
«Non deve finire così per forza», cercai di convincerlo, iniziando a scendere le scale lentamente, senza voltare le spalle a Ryan.
Ormai era chiaro che mi avrebbe presto tradito con Aleksej e a quel punto per me non ci sarebbe stata via di scampo. Dovevo uscire da quella villa e in fretta!
Inoltre, la rabbia per l’umiliazione subita mi fece solo desiderare di prendere il cellulare nella tasca e chiamare subito i miei contatti per avvertirli di non fidarsi di Ryan.
«Che diavolo sta succedendo?», tuonò la voce di Aleksej attirando l’attenzione di Ryan.
Avevo troppa esperienza per non capire di essermi bruciata, così feci l’unica cosa che mi fosse ancora possibile fare. Presi il cellulare e scrissi velocemente un messaggio, spiegando l’accaduto.
«Metti via quel telefono!», mi urlò Ryan fuori di sé, appena se ne accorse, bloccandomi poco prima dell’invio del messaggio.
Vidi Aleksej fermare Ryan con un gesto della mano e venire verso di me.
Il suo sguardo sembrava una sottile lastra di ghiaccio nero che presto si sarebbe spezzata, esplodendo in mille schegge pronte a colpire chiunque gli fosse vicino.
Dopo otto mesi a stretto contatto, lo conoscevo abbastanza da sapere che non avrebbe esitato a farmi pagare ogni singolo secondo al suo fianco, sfruttato solo per i miei scopi personali.
Il perdono era l’unica cosa che non mi avrebbe mai concesso.
Su questo non avevo dubbi.
Avrebbe fatto qualsiasi cosa per distruggermi. Ma solo dopo avermi fatto confessare fino a che punto fossi arrivata per fare lo stesso con lui in quei mesi.
«Dammi il cellulare», sibilò a voce bassa a un passo da me, allungando la mano.
Diedi una rapida occhiata al display, rimpiangendo i vecchi telefonini in cui si usavano i tasti, facili da riconoscere con il solo tatto, invece della vista.
Dovevo solo arrivare al tasto Invio con il pollice.
Stavo per premerlo, quando vidi la mano rapida di Aleksej arrivare a me.
Feci appena in tempo a spostare il braccio per evitarlo, ma contemporaneamente un colpo di pistola riecheggiò in tutta la villa.
Non mi accorsi nemmeno del proiettile diretto verso di me, finché un forte dolore al petto mi tagliò il respiro e mi spinse all’indietro, facendomi perdere l’equilibrio.
I tacchi delle scarpe persero il loro appoggio e, prima di potermi aggrappare al braccio di Aleksej, teso verso di me, caddi nel vuoto.
Avvertii a malapena il tocco delle dita di Aleksej prima di iniziare la discesa verso la mia fine.
L’ultima cosa che ricordai fu il suo nome che pronunciai debolmente come una disperata e assurda richiesta di aiuto e poi… il dolore.
Solo il dolore ebbe il potere di farmi sentire ancora viva, nonostante la pallottola conficcata a pochi centimetri dallo sterno e i ripetuti colpi sui gradini della scalinata, su cui rotolai violentemente fino in fondo.
E infine, ci fu solo il buio.


mercoledì 21 agosto 2019

Anteprima: Primo capitolo di "Infrangerò le regole per te"


CHAPTER 1




ALICE

Mi sentivo in colpa.
Aver lasciato mio padre e Book da soli a Seattle mi pesava sul petto come un macigno.
Mi sentivo una traditrice, una venduta, un’opportunista, una che aveva preferito la carriera universitaria alla famiglia.
Nemmeno le parole di mio padre erano riuscite a farmi stare meglio.
«Alice, ciò che ti stanno offrendo è ciò che desideri da una vita e che ti meriti. Non pensare neanche per un attimo all’idea di lasciar perdere per me. Se lo farai, poi sarò io a sentirmi in colpa per averti frenato, mettendo a repentaglio tutto il tuo futuro
Lo sapevo che aveva ragione ma non riuscivo a essere positiva.
Io e lui eravamo un tutt’uno da quando mia madre aveva accettato di trasferirsi a Eugene, in Oregon, per ottenere la promozione che tanto desiderava.
Mi ero rifiutata di seguirla perché ero troppo attaccata a mio padre, al nostro cane, ai miei amici e al mio liceo, ma ormai le cose erano cambiate.
Mi ero diplomata, i miei amici erano partiti per frequentare le varie università sparse per il Paese, mio padre lavorava tutto il giorno e Book aveva iniziato a bazzicare attorno alla villetta dei vicini da quando avevano adottato una cagnolina.
I soldi per i miei studi si erano dissolti a causa dei problemi della casa che cadeva a pezzi e mia madre aveva troppe spese per aiutarci, anche se sia io che mio padre eravamo troppo orgogliosi per chiederle un sostegno economico.
Ero cresciuta con il peso delle responsabilità da quando mia madre si era trasferita e si era poi lasciata con mio padre.
Mi ero fatta carico di tutte quelle cose di cui prima si occupava lei e mi ero sempre sentita una colonna portante per mio padre.
Ora non sapevo cosa fare e continuavo a chiedermi se avessi fatto la scelta giusta ad abbandonarlo al suo destino e partire per l’Oregon a frequentare l’università e soggiornare temporaneamente da mia madre e il suo nuovo compagno, Mitchell Carson. Quest’ultimo era anche il fratello del rettore dell’università, a cui avrei potuto accedere grazie alla sua raccomandazione e al suo aiuto economico.
A quanto pareva mia madre si era innamorata di un uomo molto ricco. Così ricco da non aver battuto ciglio all’idea di pagarmi gli studi anche se non mi conosceva, e così innamorato da fare qualsiasi cosa per realizzare il sogno della sua fidanzata di riavere accanto la figlia.
Avevo sempre desiderato andare all’università, laurearmi in giornalismo, ma il prezzo da pagare era alto se pensavo a mio padre e al fatto di averlo lasciato per preferire colei che ci aveva abbandonati per andare a fare fotografie in giro per il mondo come fotoreporter per una rivista.
L’unica cosa che mi aveva convinto a salire sul pullman e farmi quel viaggio lungo più di sei ore era stata quella di rendere orgoglioso mio padre e sfruttare al massimo quell’opportunità davvero unica.
Scoppiai in un’amara risata quando scesi dall’autobus e mia madre m’inviò un messaggio in cui mi comunicava che era stata trattenuta per un servizio fotografico e non sarebbe potuta venire a prendermi.
Mi sarei stupita del contrario… Non cambierai mai, vero? È sempre stato troppo difficile per te trovare posto per tua figlia.
Senza perdermi d’animo, presi un taxi e m’instradai all’indirizzo che mi aveva inviato. Ci sarebbe stato qualcun altro ad aprirmi la porta e a farmi accomodare.

Quando la macchina si fermò davanti a una grande villa immersa nel verde, rimasi meravigliata da tanta ricchezza.
Con mia sorpresa, il cancello di ferro era aperto, il viale alberato era pieno di macchine parcheggiate e dalla casa provenivano schiamazzi e musica a volume altissimo.
Frastornata e stremata dal viaggio, scesi dal taxi e mi avviai verso la villa.
Con titubanza mi avvicinai a quella struttura cubica, color terra, che si confondeva con l’ambiente naturale circostante. Era una villa futuristica, divisa in cubi sfalsati che raccoglievano le varie stanze. Alla base c’erano due grossi cubi di cui uno con un intero lato di vetro, mentre al piano di sopra c’erano almeno sei stanze più piccole, sempre divise in cubi che creavano un gioco affascinante di rientranze e sporgenze. Anche quelle avevano grosse vetrate che si affacciavano sui giardini circostanti.
Mi accorsi subito di un viavai continuo di ragazzi che si divertivano e correvano da ogni parte. Alcuni erano impegnati a bere birra, altri, in costume da bagno, ad asciugarsi…
Anche se eravamo già a settembre, il clima era ancora molto caldo e anch’io ero vestita con solo un paio di leggings e un top leggero.
Disorientata e incapace di trovare qualcuno in grado di aiutarmi, trascinai il mio trolley per tutta la villa, passando per ben due saloni e finendo sul retro della casa, che si apriva sulla zona barbecue e la piscina.
Lì trovai il fulcro di quella che doveva essere una festa.
La piscina era piena di gente della mia età e la musica era ancora più assordante.
Mi guardai intorno.
Sapevo che il compagno di mia madre aveva dei figli, Easton e Jake, di cui uno mio coetaneo, ma non sapevo nemmeno chi fossero. Non avevo mai visto nemmeno una loro foto e mia madre mi aveva detto che non vivevano fissi a casa del padre.
Stordita da quel casino, stremata e accaldata dal viaggio, posai la mia valigia contro il muro e provai ad addentrarmi in quel delirio con l’intento di chiedere aiuto a qualcuno.
Non ero mai stata brava a rompere il ghiaccio o ad attaccare bottone con gli sconosciuti, ma mi feci coraggio.
Stavo per avvicinarmi a una ragazza in bikini che beveva una Pepsi, quando vidi venire verso di me un ragazzo appena uscito dall’acqua.
Mi voltai e notai i suoi occhi color azzurro ghiaccio fissi su di me.
Con la speranza di avere davanti a me proprio uno dei figli del compagno di mia madre, mi allontanai dalla ragazza e mi avviai verso di lui.
Lasciai scivolare lo sguardo su quel ragazzo. Era alto almeno venti centimetri più di me e il suo corpo era snello e scolpito, coperto solo da un paio di bermuda blu. Rimasi affascinata dalla sua pelle abbronzata, così diversa dalla mia bianca come il latte, ma soprattutto dal tatuaggio che gli scorreva su tutto il braccio destro fino alla spalla. Era una riproduzione della litografia “Relatività” di Escher, un susseguirsi di scale in varie direzioni ma che insieme davano un senso di irrealtà e di paradosso. Nel tatuaggio, però, non comparivano persone ma solo draghi che sorvolavano quello scenario, fino ad arrivare alla spalla su cui era abbarbicato un drago ancora più grande, con gli artigli così lunghi e affilati da penetrare la carne, reso ancora più realistico dalle ferite sanguinanti, tatuate sulla pelle alla base delle zampe dell’animale.
Cosa spinge una persona a tatuarsi ferite e paradossi sulla pelle?
Con un lieve senso di inquietudine per quell’immagine, mi concentrai sul viso dalla mascella squadrata, gli zigomi alti, il naso dritto e la bocca carnosa e incurvata in un sorriso enigmatico e strafottente, unito a quell’espressione di superbia che gli si stava dipingendo sul volto.
Ogni cellula del mio corpo mi urlava che quel ragazzo era portatore di guai.
Solo quando fu a un passo da me, notai le gocce d’acqua che continuavano a scivolare sui suoi capelli ondulati e castani per poi rigargli il viso e continuare la loro discesa sui pettorali perfetti e sull’addome piatto.
C’era qualcosa in quel ragazzo che mi metteva in soggezione. O forse era solo la stanchezza per via del viaggio.
Non ero il tipo da farsi mettere i piedi in testa ma rimaneva il fatto che non riuscii a dire una sola parola.
Rimasi ad aspettare di sentire il suono della sua voce, mentre la distanza tra noi venne risucchiata completamente dalla sua presenza.
Lo vidi chinarsi su di me.
I nostri sguardi rimasero incatenati e per un attimo mi sembrò di non avere più via d’uscita.
Avrei voluto reagire ma ero così stanca e alla fine mi arresi a quella vicinanza che mi faceva sentire vulnerabile e a disagio.
«Tu devi essere Alice Preston», mi sussurrò vicino. A malapena riuscii a sentirlo a causa del volume alto della musica, tanto che fui costretta ad avvicinarmi ancora di più a lui.
Con sollievo compresi che quello doveva proprio essere uno dei figli del compagno di mia madre.
Abbozzai un sorriso e annuii grata per aver incontrato qualcuno in grado di aiutarmi.
Fu un attimo e qualcosa cambiò.
La sua mano destra si posò fulminea sul mio viso, mentre il suo braccio sinistro mi circondò la vita, spingendomi contro di lui.
Non ebbi i riflessi pronti per tirarmi indietro, ma solo per mettere le mani avanti, scontrandomi con il suo petto bagnato e fresco.
Rabbrividii per quello sbalzo di temperatura da calda a fredda.
Cercai di comprendere cosa stesse accadendo, ma la sua mano mi obbligava a tenere il viso verso il suo, con gli occhi fissi nei suoi e i nostri respiri fusi insieme.
Indietreggiai, ma il mio gesto intensificò la presa sul mio corpo, la sua mano sinistra aperta sulla mia schiena. Sentivo il suo corpo umido bagnarmi i vestiti dove mi stava toccando. Quella frescura mi diede sollievo dato che avevo caldo, ma quel contatto fisico inaspettato mi spaventò, portandomi a cercare spazio e ossigeno.
«Che diavolo…?», mormorai intimorita, cercando di capire cosa stesse succedendo, ma le parole si persero sulle sue labbra improvvisamente incollate alle mie.
Quel ragazzo mi stava baciando!
Provai a spingerlo via ma era come spostare un muro e di colpo mi ritrovai con la schiena contro la parete e la sua mano che scivolava verso il mio sedere.
Arrabbiata e destabilizzata per ciò che mi stava accadendo, gli bloccai la mano e lui, per tutta risposta, aderì con il suo corpo ancora di più al mio, mentre con la bocca mi costringeva a schiudere le labbra e a rispondere al suo bacio.
La cosa che mi lasciò più sconvolta fu che per tutto il tempo continuò a fissarmi come se volesse controllare le mie reazioni e capire quanto ci avrei messo a cedere.
Nonostante la stanchezza, non gliela diedi vinta e rimasi rigida sotto il suo assalto.
Non seppi per quanto tempo rimanemmo abbracciati a baciarci.
Quando quel ragazzo si staccò da me, mi ritrovai barcollante e con le gambe tremanti.
Ciò che mi tenne in piedi fu proprio il suo braccio che ora mi circondava le spalle, mentre era rivolto verso i suoi ospiti che ci osservavano curiosi e divertiti.
«Amici miei, vi presento Alice, la mia nuova sorella!», urlò il ragazzo euforico, facendo scatenare tutti i presenti che si misero a ridere e a fargli i complimenti per l’accoglienza che mi aveva appena riservato.
Erano tutti su di giri per il fatto di aver appena visto uno di loro baciare in quel modo una ragazza che doveva essere la sorella. A quanto pareva quel gesto incestuoso, invece di sconvolgere e suscitare disprezzo, aveva appena alzato di cento punti l’indice di popolarità e l’ego di…
Come si chiama?
«Easton, non perdi mai un colpo, eh?», esclamò un ragazzo biondo, battendo cinque con il tipo che mi aveva appena baciata e che ora era tornato a tuffarsi in piscina.
Easton.
Furiosa, tornai con lo sguardo sul mio fratellastro acquisito da neanche un minuto.
Il sorriso insolente e arrogante che mi rivolse mi rimase impresso indelebile nella mente.
Non avrei mai dimenticato quella sua espressione trionfante e presuntuosa.
Una parte di me avrebbe voluto schiaffeggiarlo e affogarlo nella piscina, ma ero troppo brava a sopportare e a non andare mai in escandescenza. Inoltre ero stremata per quelle ore di viaggio e mi sentivo sola senza la mia famiglia e la mia casa.
Provata e distrutta da ciò che avevo appena subito, presi il mio trolley e mi avviai verso l’uscita, senza nemmeno degnare di uno sguardo Easton e i suoi amici che iniziarono a deridermi per quella fuga.
Mi veniva da piangere e dentro di me sentivo crescere la paura di aver commesso un terribile sbaglio ad aver accettato quella proposta di andare in Oregon.
Ero già fuori dalla porta e pronta a chiamare un taxi, quando vidi arrivare mia madre con una macchina nuova. E che macchina! Una Maserati di ultima generazione che si scontrava brutalmente con quel catorcio che mio padre usava per andare al lavoro, quando riusciva a farlo partire.
«Alice, scusami se non sono venuta a prenderti alla stazione dei pullman», si scusò subito lei, abbracciandomi forte.
Non contraccambiai e lei comprese subito che non ero dell’umore giusto per perdonarla.
«Sei già entrata?», mi domandò.
«Sì. Ho conosciuto Easton, il tuo figliastro», le dissi con voce irritata, pronta a svelarle l’accoglienza umiliante e oscena a cui mi aveva costretta, ma arrivò proprio il ragazzo in questione a interrompermi.
«Easton, un’altra festa? Non ti ricordi cosa ti ha detto tuo padre l’ultima volta?», cercò di rimproverarlo mia madre con un tono così accondiscendente e docile da farmi venire voglia di spaccare qualcosa.
«L’ho organizzata per festeggiare l’arrivo di tua figlia. Spero abbia apprezzato», le rispose, inviandomi un’occhiata provocatoria che mi fece saltare i nervi.
«No, non ho apprezzato per niente!», ribattei senza lasciarmi intimorire. «Odio le feste e odio i ragazzi arroganti e pieni di sé che si credono degli dei scesi in Terra, liberi di fare qualsiasi cosa e che non si fanno scrupoli a mettere a disagio gli altri.»
«Ehi, ehi, ragazzi!», si allarmò mia madre preoccupata. «È ovvio che siete partiti con il piede sbagliato, ma vi ricordo che da oggi in poi saremo una famiglia. Voglio che andiate d’accordo, intesi? Io e Mitchell ci teniamo tanto che i nostri figli abbiano un rapporto pacifico e amichevole. Abbiamo anche insistito con il rettore dell’università per farvi stare nello stesso dormitorio misto, in modo che possiate sempre avere l’altro vicino.»
«Fantastico», sibilai acida.
«Alice, capisco che non sia stato facile per te accettare questo trasferimento, ma vorrei che mettessi da parte i tuoi problemi e cercassi di andare d’accordo con Easton. Lui è nato e cresciuto qui. Conosce tutti e ha molti amici. Sono sicura che saprà come farti sentire a casa», lo difese.
Ero pronta a scatenare una scenata. Mia madre era appena arrivata, non sapeva perché ero arrabbiata ma aveva già deciso che la colpa era mia e non di Easton. Avrei voluto urlarle in faccia tutto il mio disprezzo e il mio rancore, ma non potevo dimenticare che ero stata io ad accettare di vivere in Oregon e frequentare l’università pagata dal suo nuovo fidanzato.
Quello era lo scotto da pagare per la scelta che avevo fatto.


EASTON

Come potevo godermi la soddisfazione di aver appena umiliato e messo in crisi quella che mio padre voleva che considerassi la mia nuova sorellina acquisita, quando quest’ultima continuava a inviarmi occhiatacce e non sembrava voler cedere di fronte alla mia posizione privilegiata?
Dal primo momento in cui l’avevo vista, ero rimasto ipnotizzato dal suo atteggiamento fiero e distaccato, nonostante la stanchezza che le avevo letto in volto.
Mi aveva mandato in bestia quella sua aurea intoccabile e inviolabile che emanava, a tal punto da arrivare a sconvolgerla e a baciarla in maniera plateale, davanti a tutti, per poi lasciarla da sola, esposta al pubblico ludibrio.
La festa era la mia arena e io ero il gladiatore. Non avrei mai permesso a nessuna ragazza di entrare nel mio territorio senza pagarne le conseguenze.
Ero sicuro che il mio messaggio fosse stato recepito, ma quegli occhi verdi non mi comunicavano nessun tipo di sottomissione e i suoi capelli ramati sembravano fiamme roventi pronte a bruciare chiunque si avvicinasse. Sarebbe stata molto seducente e provocante, se non fosse stato per quelle lentiggini dispettose che le macchiavano il viso, in particolare il naso e gli zigomi, e per il suo aspetto minuto che la faceva sembrare una bambolina.
«Easton, perché non mostri la camera che abbiamo preparato per Alice, mentre io cerco i domestici e pongo fine a questa festa prima che arrivi tuo padre?», mi chiese gentilmente Helena, la madre di Alice.
In genere me ne sarei andato senza nemmeno una spiegazione, ma Helena era sempre stata cortese con me e spesso mi aveva giustificato con mio padre, quindi annuii e mi feci da parte per far passare la nuova ospite. Proprio come un gentleman.
Peccato che la stronza mi oltrepassò così vicina che mi passò con il trolley sui piedi scalzi.
Avrei scommesso che l’avesse fatto apposta e il suo sorriso sotto i baffi era la prova evidente che aveva goduto della sua piccola e stupida vendetta.
Di nuovo quel suo atteggiamento fiero e altezzoso!
Mio Dio, quanto la odiavo!
Avrei dovuto buttarla in piscina invece di bagnarle solo i vestiti nei punti in cui il mio corpo umido aveva toccato il suo.
Giurai a me stesso che avrei fatto qualsiasi cosa per renderle la vita un inferno. Almeno finché non fossimo partiti per l’università dopo due giorni.
Poi avrei fatto in modo di farla sparire dal mio radar. La sua sola presenza aveva il potere di farmi perdere le staffe.
Ricacciai il dolore al piede e seguii la ragazza, indicandole le scale per andare al piano di sopra.
La sua camera era in fondo al corridoio, poco distante dalla mia.
Senza dire una parola, aprii la porta.
«Benvenuta all’inferno!», esclamai con l’intento di intimorirla, scansandomi quando mi oltrepassò con la sua valigia per entrare.
«L’inferno è il mio habitat naturale. Tu, piuttosto, attento a non rimanere scottato», ribatté impudente, lanciandomi l’ennesima sfida.
«Attenta a come parli», la minacciai.
«La stessa cosa vale per te.»
Irritato dal suo atteggiamento testardo di chi voleva avere sempre l’ultima parola, sbattei la porta e me ne andai.
Stavo per tornare in piscina, quando Helena mi fermò nuovamente.
«Tra un’ora arriva tuo padre. Per questa volta ceniamo in anticipo. Puoi avvisare Alice?»
«Non puoi farlo tu? È tua figlia, non mia», sbottai nervoso. Non ero il servo di nessuno.
«Sono al telefono», mi disse, facendomi notare il cellulare acceso vicino all’orecchio.
Arreso e stanco da tutto quel casino che si stava creando per l’arrivo prima di Alice e ora di mio padre, salutai velocemente i miei amici e tornai di sopra.
Stavo per bussare, ma alla fine decisi di aprire la porta senza farmi notare.
«Spero di restare in questa casa il meno possibile. Non mi sento la benvenuta e la mamma… Lei ormai non fa più parte della mia vita. Preferisce quella nuova a me», sussurrò turbata e spaventata, gesticolando con mani tremanti. «Papà, lo so… ma non voglio stare qui. Mi manchi.»
Il padre le disse qualcosa e lei scoppiò in una debole e rauca risata. Sembrava sul punto di mettersi a piangere, ma alla fine si tirò su. «Hai ragione, andrà tutto bene. Devo solo abituarmi e prendere le distanze da chi mi ha riservato l’accoglienza peggiore della mia vita. Se ci ripenso, mi tremano ancora le gambe.»
E così la fiera e imperturbabile ragazza non è poi così fredda e insensibile come sembra!
Respirai a fondo, assaporando quel potere che sentivo già di avere su di lei.
Distruggerla sarebbe stato più facile del previsto.
In silenzio richiusi la porta e tornai di sotto.
Chi se ne frega se nessuno l’avvisa della cena anticipata!